Storie e Interviste

Una stoccata al destino: intervista a Matteo Addesso, campione paralimpico di scherma.

Paziente, riflessivo ma soprattutto timido. Ecco chi è Matteo Addesso, bolognese doc, atleta paralimpico di scherma, rimasto vittima di un incidente in scooter che gli ha provocato un ictus e un’emiparesi alla parte sinistra del corpo. La determinazione è tanta e così ha dato una svolta alla sua vita.

Dopo l’incidente cosa ti ha spinto a ricominciare da zero?

Alla mia età non è concesso rinunciare a nulla, soprattutto alla propria vita. Grazie alla fisioterapia e alle persone che mi sono state accanto, ho voluto prendere in mano la situazione e mi sono rialzato. Dopo tanto tempo trascorso a fare fisioterapia ho trovato una nuova strada, lo sport. Ho conosciuto la realtà del Comitato Italiano Paralimpico grazie alla mia fisiatra. Mi è stato presentato un ampio panorama di attività, tra queste molte in carrozzina e in verità ero un po’ scettico inizialmente, avevo già passato fin troppo tempo legato alla sedia a rotelle. Ho provato il tiro con l’arco ma ho capito che non era nelle mie corde, successivamente ho deciso quindi di dedicarmi alla scherma e di superare questo preconcetto verso gli sport che prevedono l’utilizzo della carrozzina. Ho capito che era solo un mezzo momentaneo.

© Augusto Bizzi

Dopo soli undici mesi hai portato a casa grandi risultati: un bronzo nel fioretto maschile agli Europei. Sì, il tempo è letteralmente volato. Il mio principale obiettivo quando ho intrapreso questa strada era semplicemente quello di tenermi impegnato e in forma. Gareggiare? Non era proprio tra le mie priorità. Prima di partire per gli Europei ero molto agitato, era la prima volta che mi trovavo protagonista di una competizione così importante. Dopo una settimana di allenamenti non vedevo l’ora arrivasse la gara per “tirare”. Ero talmente carico di voglia di vincere, di mettermi in gioco che sono riuscito a portare a casa la medaglia che tanto desideravo. Ho iniziato ad allenarmi fino a 3 volte alla settimana. Il tempo quando sono in palestra vola. Non c’è nulla che mi fermi, a volte rimango lì senza nemmeno rendermi conto dell’orario. La passione è talmente tanta che i risultati vengono da sé.

La tua prima impressione quando sei entrato in palestra a San Lazzaro?

Io sono una persona molto timida e il primo impatto quando sono arrivato alla palestra della Zinella Scherma non è stato semplice. Vedere gli altri ragazzi del gruppo, in condizioni simili alle mie o peggiori, e che comunque praticavano sport con una grande disinvoltura, mi ha aiutato tanto ad aprirmi. Ho legato subito con tutti, ho fatto amicizia, mi sono sentito subito a mio agio. Il fatto che la palestra sia frequentata anche da persone normodotate porta ad avere uno scambio continuo e alla pari di esperienze, senza alcun pregiudizio verso la disabilità.

Quali sono state le tue passioni fin da piccolo?

Lo sport ha sempre giocato un ruolo rilevante nella mia vita. Da piccolo mi sono dilettato per tanti anni nel mini-basket, karate, e crescendo nella corsa. Poi è arrivato il surf, passione nata durante un viaggio a Fuerteventura, l’ho praticato per qualche anno e seguo tutti i campionati ancora oggi. Il Calcio? Mio nonno mi portava da piccolo allo stadio ma non mi sono mai appassionato così tanto. Ho sempre preferito gli sport cosiddetti “minori”.

© Augusto Bizzi

Hobby?

Oltre allo sport ho sempre avuto una grande passione per la musica, dai vinili alla house. Ho cominciato a fare il dj all’età di 14 anni. Crescendo mi sono fatto conoscere sempre più suonando nella maggior parte delle discoteche di Bologna fino ad arrivare al Cocoricò per un’intera stagione.

Quali sono i tuoi riferimenti nello sport?

Beh, senza dubbio Bethany Hamilton (surfista statunitense, nota per essere sopravvissuta a un attacco da parte di uno squalo tigre a seguito del quale perse il braccio sinistro) e Honey Tapia (atleta paralimpico italiano, di origine cubana, specializzato nel lancio del disco e nel getto del peso). Li stimo tantissimo perché hanno saputo reinventarsi senza mai arrendersi. I miei miti da una vita invece sono Gabriel Medina e Leonardo Fioravanti, un giovane atleta che sta facendo molta strada, entrambi surfisti.

I prossimi impegni che ti vedranno protagonista?

Le gare sono una dietro l’altra, il campionato nazionale è molto fitto. A marzo andrò a Zevio (Varese), ad aprile a Reggio Emilia e a giugno invece parteciperò ai Campionati Assoluti Italiani a Palermo, una data molto importante. L’anno scorso arrivai terzo e quest’anno punto ad arrivare al primo posto, per questo mi sto allenando duramente. La scherma, si sa, è uno sport comunque costoso. I materiali di gioco sono molto costosi, l’ho imparato strada facendo. Inizialmente parte dell’attrezzatura mi è stata prestata dalla società, ma si sa, se vuoi fare le cose fatte bene devi esser disposto ad investire su te stesso. Ed è quello che ho fatto io.

© Augusto Bizzi

Quale consiglio daresti a chi come te deve trovare la forza di andare avanti?

Citando una frase di Bethany Hamilton, la surfista di cui parlavo prima, direi: “La vita è come il surf, quando finisci nella zona d’impatto, bisogna rialzarsi, perché non si sa mai cosa c’è dietro alla prossima onda e, se hai fede, tutto è possibile”. Credere in sé stessi, non mollare e costruire una strada, riassestando la vecchia oppure dando vita ad una totalmente nuova! Lo sport mi ha dato una grossa spinta, ma c’è anche tanto altro.