Storie e Interviste

Rugby Bologna 1928: quasi un secolo e non sentirlo

I “primi” 91 anni del club più antico d’Italia. La storia ovale rossoblù tra gioie e dolori.

A cura di Andrea Nervuti

È il 26 aprile del 1928 quando Livio Luigi Tedeschi formalizza la nascita di una sezione rugbistica all’interno dell’organizzazione “Bologna Sportiva” che, all’epoca, comprendeva anche il club di calcio.

La squadra è formata soprattutto da lottatori provenienti dalla polisportiva “Virtus” e dalla “Sempre Avanti”, spinti all’iscrizione da una serie di annunci apparsi sulle pagine del Carlino. A settembre, arriva l’immediata affiliazione alla neonata Federazione italiana Rugby (tanto da vantare ancora oggi la tessera numero 1), mentre nell’ottobre successivo si gioca il primo incontro ufficiale, a Roma, contro la S.S. Lazio. Per la cronaca finì 15 a 0 per i capitolini, ma quello fu l’inizio di una grande avventura…

Aldrovandi&Lo Cicero.

Nel corso della storia, sono stati diversi i buoni giocatori passati sotto le Due Torri: come dimenticarsi di un giovanissimo “barone” Andrea Lo Cicero ad esempio, oggi volto televisivo ma con un pedigree da giocatore di grande livello (103 caps con la maglia azzurra). Oppure di Nicola Aldrovandi, tre-quarti centro “made in Bo” che raggiunse persino la nazionale, dedicando la maggior parte della sua carriera ai colori rossoblù, prima come giocatore e poi come allenatore.

L’Europa all’Arcoveggio prima del fallimento

3-11-2001. La birra al bar è ancora possibile pagarla in lire, mentre l’aria frizzante di Novembre è mitigata dal profumo della salsiccia alla griglia. È un pomeriggio di festa allo stadio “Bonori” di via Corticella dove, davanti ai padroni di casa del Bologna 1928, ci sono i mostri sacri dei Saracens per il quarto turno di Europen Challege Cup. I londinesi, fondati nel 1861, vantano 2 Heineken Cup e 4 Premiership; gli emiliani invece, sono alla prima esperienza internazionale. Il girone ormai è compromesso, ma la giornata merita una citazione particolare: intendiamoci, è come se il Bayern Monaco giocasse al “Biavati” di Corticella. Sul campo, il XV diretto da mister Jannie Breedt può fare affidamento sulla seconda linea sudafricana Jaco Erasmus, sul pilone argentino Matias Aguero e sulla terza linea azzurra Orazio Arancio. Dall’altra parte però, ci sono i fuoriclasse di Watford e la contesa diventa inevitabilmente scontata.

Foto Credits @Andrea Malossini

10 a 75 finale, con il Bologna che chiuderà all’ultimo posto il girone dietro anche a Bordeaux e Dinamo Bucarest. Una sorta di canto del cigno, che anticiperà di qualche anno le lacrime dovute al fallimento. L’omicidio del presidente Zaccanti in un tentativo di rapina in Venezuela e l’assenza di alternative al comando, espongono il club ad una caduta verticale. Si scoperchia il sommerso e la squadra è costretta sprofonda nell’oblio.

La rinascita: obiettivo serie A.

Dopo un lungo percorso di ricostituzione societaria, coronata anche da una stella d’oro al merito sportivo, appena due stagioni or sono si tocca il sogno di ritornare in serie A. Al termine di una stagione memorabile, il 1928 chiude il campionato al 2° posto del girone, conquistandosi uno spareggio promozione contro il Petrarca, dominatore del raggruppamento veneto. In uno stadio “Bonori” sold out, arrivano dunque i “tutti neri” di Padova. I bolognesi guidati da Ogier lottano all’arma bianca ma alla fine devono arrendersi allo strapotere padovano. Ribaltare il punteggio nel match di ritorno sembra una “mission impossible”, ma oltre 300 tifosi bolognesi seguono comunque la squadra sulle rive dell’Isonzo nella speranza di un miracolo sportivo. Niente da fare, i padroni di casa s’impongono per 44-8 e salgono di categoria. Però ora, la festa è rimandata…

Un gioco da ragazze.

Foto Credits @Ruben Reggiani

Un capitolo a parte – ma certo non meno importante – lo meritano Le Fenici,
cioè la compagine rosa del Bologna 1928. Franchigia “territoriale” che comprende giocatrici provenienti dalla Romagna alla Toscana, è ormai stabilmente fra l’élite dell’ovale femminile, con diverse semifinali scudetto alle spalle e nel curriculum scalpi importanti come quello del Benetton Treviso, ancora oggi l’unico caso di successo ai barrage di una compagine del centro sud nei confronti di una del nord.